PROGETTO “OPEN ART NEI REPARTI OSPEDALIERI DI PSICHIATRIA”
CONTESTO
Secondo i dati del Sistema informativo per la Salute Mentale, nel 2018, in Italia, sono state 837 mila le persone con patologie psichiatriche assistite dai servizi specialistici e di queste il 53,8% sono donne. Secondo la Società Italiana di Psichiatria, si registra un “aumento delle malattie psichiatriche che dipende anche dalla comparsa di nuove patologie con la scoperta di nuove malattie legate alla modernità e alle nuove dipendenze”, in particolare dopo il periodo del Covid.
Il servizio del Dipartimento di Salute Mentale pubblico all’interno degli ospedali, che accoglie i pazienti nella fase più acuta della malattia, in seguito al Trattamento Sanitario Obbligatorio o Volontario, è il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC). Durante la permanenza nel reparto ospedaliero i pazienti non possono uscire e vengono protetti durante il ricovero, gli accessi dall’esterno sono limitati ai soli medici e familiari in modo contingentato. Infatti, a causa dell’intensità dei sintomi, all’interno del reparto i pazienti incontrano principalmente figure mediche e a volte soffrono l’isolamento dal resto della società, per quanto sia protettivo per la loro stessa vita.
OBIETTIVO
L’obiettivo del progetto, individuato grazie alla esperienza ultra ventennale di Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro ETS in quest’ambito, è quello di implementare una serie di laboratori artistici e di socializzazione per fornire ai pazienti ricoverati nei SPDC uno spazio giornaliero di attività all’interno del reparto e di aiutarli ad uscire dall’isolamento: costruire un percorso attraverso il quale si arriva a relazionarsi senza essere bloccati dall’angoscia presente nel rapporto con l’altro.
DESCRIZIONE ATTIVITÀ
La Fondazione propone un progetto volto a costruire un percorso di sostegno contro l’isolamento che possa aiutare le persone ricoverate per problemi di salute mentale a vivere meglio una situazione di per sé complessa. Nell’ottica di fare rete con il Servizio Sanitario pubblico, la Fondazione mette a disposizione le competenze dei propri professionisti e volontari formati per creare occasioni di socializzazione, essenziale per la recovery in salute mentale.
All’interno del progetto è prevista l’attivazione di un processo che non sia esclusivamente sanitario, ma anche sociale e di sostegno alle abilità relazionali e di efficacia personale, rispettando la condizione di fragilità dei partecipanti e valorizzandone le risorse. Nella comunicazione mediata dall’arte (musica, teatro, pittura, oggetti di lavorazione manuale, scrittura e lettura, movimento corporeo ecc) si rende possibile lo scambio, e il professionista si fa mediatore della comunicazione interpersonale nel gruppo.
L’intervento del laboratorio è basato su una metodologia che attiva un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, emozioni ed esperienze tra i membri del gruppo, e favorisce lo sviluppo di una maggiore consapevolezza. Inoltre rappresenta uno spazio di libertà espressiva e di elaborazione delle esperienze attraverso l’arte.
Il modello della Fondazione prevede che un terzo dei partecipanti ai laboratori artistici siano giovani volontari formati. Ciò rappresenta per gli utenti una sperimentazione della comunità, dell’espressione di sé e del rapporto con l’altro, senza che il laboratorio diventi un luogo ghettizzante solo per pazienti con problemi di salute mentale. I volontari partecipano alle attività affiancando i conduttori dei laboratori; ognuno di questi prevede un gruppo di partecipanti con persone con disagio psichico, volontari, maestri d’arte e operatori. Luogo di accoglienza ed ascolto il laboratorio, arena quotidiana di confronto permette inclusione, racconto del sé e ripartenza. Il volontario facilita l’inclusione sociale e promuove le capacità di socializzazione degli utenti, sostiene le competenze oscurate dalla marginalità e dallo stigma, agevolando la riconnessione con la rete di rapporti essenziali, in cui lʼaccettazione e il riconoscimento sono parte integrante del processo di cura.
I contenuti e la forma dei laboratori sono stati pensati e scelti per favorire la partecipazione dei pazienti, l’ascolto e il riconoscimento reciproco, rispettando lo spazio individuale di ciascuno e la libera scelta di non partecipare oppure semplicemente osservare, a seconda del sentire dei partecipanti. Si vuole quanto più favorire un clima di armonia e accettazione reciproca. Ciascun incontro ha una propria completezza in considerazione del fatto che la composizione del gruppo è in continua variazione.
FONDAZIONE INTERNAZIONALE DON LUIGI DI LIEGRO ETS
Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro ETS, costituita il 21 Giugno 1999 e riconosciuta Ente morale dal Ministero dell’Interno l’anno seguente, è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si propone di mantenere vivi la memoria e il pensiero di Don Luigi, attraverso lo svolgimento di attività sociali tese a promuovere e a tutelare il rispetto della dignità della persona umana e il valore della solidarietà.
La Fondazione opera dal 2003 nel campo della salute mentale collaborando con istituzioni pubbliche e private nella realizzazione di progetti, attività e ricerche finalizzate alla promozione del benessere psicosociale, la prevenzione del disagio psichico e la diffusione della cultura e della conoscenza della salute mentale. Le attività proposte realizzano e sviluppano reti di supporto per le persone con disagio psichico e i loro familiari, allo scopo di favorirne l’inserimento sociale, permetterne l’attuazione di un percorso di recovery e diffondere una maggiore conoscenza e consapevolezza circa le modalità di affrontare il disagio psichico. Questi interventi si svolgono in collaborazione con i Dipartimenti di Salute Mentale di Roma e con altri enti socio-sanitari, e sono diventati nel tempo un punto di riferimento nei percorsi socio riabilitativi di molte persone che vivono l’esperienza del disagio psichico.
Questo impegno nella salute mentale si è focalizzato in particolare sul disagio giovanile. Tra le principali attività svolte: interventi di sensibilizzazione e corsi di formazione per la promozione della salute mentale e del benessere della comunità; progetti di alfabetizzazione emotiva e di peer education nelle scuole per promuovere le competenze socio-emotive dei ragazzi in un’ottica di prevenzione del disagio emotivo e relazionale; laboratori di socializzazione e arte-terapia volti all’inclusione sociale e all’empowerment delle persone con disagio psichico; servizi di informazione, orientamento e supporto sociale per i cittadini; gruppi di auto-mutuo aiuto e gruppi multifamiliari; progetti europei; attività di ricerca e organizzazione di convegni.
Una delle caratteristiche distintive dell’intervento della Fondazione è il coinvolgimento della cittadinanza attiva. L’attività della Fondazione è incentrata sul ruolo di semplici cittadini che, dopo una attività di formazione, si impegnano come volontari nei programmi e nei progetti di supporto e assistenza rivolti a persone con disagio psichico e ai loro familiari.
Gli obiettivi sono distribuiti nei seguenti assi strategici di intervento:
- Awareness: Promuovere consapevolezza e cultura sulla salute mentale e sul benessere psicosociale in cittadini e istituzioni, contrastando contemporaneamente pregiudizi, paure, ignoranza e stigma;
- Life skills: Promuovere la salute mentale dei giovani;
- Inclusion: Favorire la partecipazione attiva degli adulti con disagio mentale alla vita della comunità;
- Capacity Sharing: Potenziare le competenze di operatori, educatori, famiglie e volontari su ascolto, accoglienza, prevenzione del disagio mentale e del burn-out;
- Empowerment: Ascoltare le famiglie, orientarle alle risorse territoriali più adeguate, riconoscere e valorizzare le risorse proprie e del familiare;
- Advocacy: Incoraggiare le istituzione preposte a riconoscere i diritti delle persone con problemi di salute mentale e i loro familiari, e ad attuare programmi di prevenzione.





