“Carissima Alessandra,
Sono la mamma di Sara, una bambina che ha terminato da poco le sue cure all’istituto, abbiamo avuto il piacere di conoscerti, e volevo ringraziarti di cuore per la bellissima esperienza che sei riuscita a regalare a Sara (e a me stessa), è stato un momento di gioia e spensieratezza; tu lo sai bene quanto sia difficile trascorrere un solo giorno di ricovero, il tempo sembra non trascorrere più, la routine per un bambino diventa pesante e monotona; però quel giorno sei arrivata tu, hai portato un po’ di magia. Sara quel giorno iniziò subito ad accarezzare e giocare con la farina, ancora prima di mettere le mani in pasta; anche io, per un momento, mi sono sentita a casa, un pò nella mia cucina, quindi ho sentito come se per un attimo non mi trovassi in reparto. Il tuo progetto riesce a coinvolgere grandi e piccoli, ed è stato emozionante vedere quelle piccole manine manipolare l’impasto, e vedere piano piano la pasta prendere forma, come se lo avessero sempre fatto. Quindi Grazie cara Alessandra per il tuo splendido progetto, e ti auguro di portarlo avanti, sicuramente donerai tanta gioia e piccoli momenti di spensieratezza a tanti bambini.”
Mamma di Sara, bimba che ha partecipato ai laboratori di Smile and make pasta APS
“C’è una bellezza antica e profondamente rassicurante nel vedere un tavolo coperto di farina bianca che spicca tra i colori e la confusione di una fiera di quartiere. Come volontaria, il mio compito inizia molto prima dell’arrivo dei bambini: è un rituale fatto di taglieri da disporre, piccoli mattarelli da allineare e quella polvere sottile che, in breve tempo, finisce per ricoprire ogni cosa. Ma ciò che accade attorno a quel tavolo di legno, una volta che il laboratorio comincia, va ben oltre l’imparare a tirare una sfoglia o a rompere un uovo nel modo giusto.
In strada, tra le grida di gioia, il rumore dei passi dei passanti e le mani dei più piccoli che impastano con energia, si compie un gesto di una profondità sorprendente. I bambini che si fermano da noi, concentratissimi nel cercare di chiudere un tortellino o nel dare forma a una tagliatella un po’ storta, non stanno solo giocando a fare i cuochi. In quel momento, senza averne piena consapevolezza, stanno costruendo un legame invisibile. Con la loro energia e la loro spensieratezza, stanno aiutando altri bambini, meno fortunati di loro, a ritrovare quegli stessi attimi di quotidianità che la malattia ha bruscamente interrotto.
Mentre osservo un bambino che ride orgoglioso della sua creazione, non posso fare a meno di riflettere su quanto quella normalità sia preziosa e, purtroppo, non scontata per tutti. Sappiamo bene che la stessa farina, lo stesso profumo di uova fresche e lo stesso legno dei nostri strumenti varcheranno presto la soglia di un ospedale. Porteranno un po’ di sollievo e di distrazione dove le giornate sono scandite da ritmi rigidi e terapie faticose. Sapere che l’entusiasmo dei piccoli cuochi che incontro oggi in piazza servirà a garantire un’ora di gioco e di “vita vera” a un loro coetaneo che sta affrontando una battaglia oncologica, è ciò che dà un senso profondo a ogni nostra giornata all’aperto.
Non servono grandi discorsi o parole complicate per spiegare cosa sia la solidarietà; a volte basta un tavolo condiviso e la voglia di sporcarsi le mani insieme per un fine comune. In quei momenti, la piazza si trasforma in un ponte ideale: da una parte c’è la gioia genuina di chi scopre un mestiere antico, dall’altra c’è la speranza e la forza di chi riceve la possibilità di sentirsi, per un momento, solo un bambino che gioca. Vedere i bambini mettersi in gioco con tanta dedizione per altri bambini è la dimostrazione più sincera che la normalità è un dono che va condiviso. È un impasto fatto di piccoli gesti concreti che, una volta uniti, hanno il potere di fare la differenza nel percorso di chi sta lottando per tornare alla propria infanzia.”
Volontaria di Smile and make pasta APS






Nessun Commento