“Mi chiamo Giorgia, ho 33 anni e, quando ne avevo 15, ho scoperto di avere un tumore. Durante la malattia e le cure a cui mi sono sottoposta, ho perso molta della mia indipendenza. Passavo molto più tempo con i miei genitori di quanto una normale adolescente farebbe per sua scelta: in ospedale durante i ricoveri, a casa quando smaltivo gli effetti collaterali delle cure, o quando mi ammalavo a causa delle mie difese immunitarie basse. 

Così, quando i miei genitori hanno sentito parlare di un’associazione (Piano C ODV) che portava ragazzi come me a un campo estivo in Irlanda, hanno pensato che sarebbe stato un ottimo modo per ridarmi un po’ i miei spazi e permettermi di passare del tempo con i miei coetanei.

Il viaggio al campo mi ha permesso di fare esperienze nuove, di conoscere ragazzi da altri paesi, di sentire anche un po’ la mancanza dei miei genitori (finalmente!), ma soprattutto di liberarmi di tante etichette che mi erano state appiccicate o che mi ero cucita addosso da sola. A casa, a scuola, nella mia classe, nel mio gruppo di amici ero la ragazza malata di tumore. La ragazza a cui erano caduti i capelli. La ragazza che stava sempre in ospedale. Al campo, invece, ero solo una ragazza di 16 anni, come tante altre che c’erano lì con me. E soprattutto, potevo decidere io cosa fare e cosa no. Dopo mesi di “non voglio andare in ospedale ma so che devo”, “non voglio fare il prelievo ma mi tocca”, finalmente l’ultima parola era la mia. Grazie al personale medico e alle precauzioni del campo, potevo partecipare a tutte le attività, ma solo se ne avevo voglia.

Sono andata a cavallo, ho tirato con l’arco, mi sono arrampicata, ho pagaiato sul lago con la canoa, pescato e fatto un milione di braccialetti. Ho parlato inglese, mangiato cibi strani e festeggiato il mio sedicesimo compleanno circondata da nuovi amici. Quando sono tornata a casa, la prima cosa che ho detto a mia mamma in aeroporto è stata “Quando compio 19 anni voglio partire come volontaria”. E così ho fatto. Ogni anno accompagniamo un gruppo di ragazze e ragazzi tra i 13 e i 18 anni in un viaggio di terapia ricreativa in Irlanda. Siamo tutti volontari, e ognuno di noi ha il suo posto nella nostra piccola organizzazione: c’è chi organizza raccolte fondi per finanziare i viaggi (Ricky, Laura e Chiara S.), chi fa quadrare i conti (Bruno), chi corre maratone (Roby e Gabri), chi crea contenuti per i nostri social (Chiara B. e Simo), chi fa i colloqui con i genitori dei ragazzi (Mari) e chi, come me, seleziona e prepara i volontari che prenderanno parte a questa avventura (Marce e Cri).

Alcuni di noi lavorano per Piano C tutto l’anno, altri invece ci dedicano una settimana delle loro (sudate) ferie. C’è chi ci mette la faccia e chi lavora dietro le quinte. Una cosa però ci accomuna tutti: crediamo fermamente nel progetto, nel suo valore e nel suo impatto, e facciamo del nostro meglio perché tocchi la vita di quante più persone possibile.”

Giorgia

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