“Partecipare al progetto “Il Filo Giallo”, promosso dall’Associazione Lotta Italiana per la Consapevolezza sull’Endometriosi – A.L.I.C.E. ODV, non è stato semplicemente prendere parte a un’iniziativa. È stato entrare, in punta di piedi, in un mondo fatto di dolore silenzioso, di attese interminabili, ma anche di una forza straordinaria che raramente si vede raccontata.

Quel filo giallo, apparentemente sottile, tra le mani diventava qualcosa di immensamente più grande: un legame invisibile che univa storie diverse, vite segnate da una malattia che troppo spesso viene ignorata, minimizzata, fraintesa. Mentre lo intrecciavo, sentivo di intrecciare anche emozioni, lacrime trattenute, battaglie quotidiane combattute lontano dai riflettori.

Ho ascoltato racconti che restano addosso. Parole cariche di stanchezza, ma mai di resa. Sguardi che chiedevano di essere capiti, prima ancora che curati. In quei momenti ho compreso davvero cosa significhi convivere con l’endometriosi: non è solo dolore fisico, è solitudine, è sentirsi invisibili, è dover giustificare ciò che non si vede.

Eppure, in mezzo a tutto questo, ho visto nascere qualcosa di potente: una sorellanza autentica, una rete che accoglie e sostiene senza giudicare. Il giallo non era più solo un colore, ma una luce. Una luce che rompe il silenzio, che illumina ciò che per troppo tempo è rimasto nell’ombra.

“Il Filo Giallo” mi ha cambiata. Mi ha insegnato che la consapevolezza non è solo conoscenza, ma responsabilità. Responsabilità di ascoltare, di raccontare, di non voltarsi dall’altra parte. Perché ogni storia merita spazio, ogni dolore merita dignità.

Oggi quel filo non è più soltanto tra le mie mani. È dentro di me. E continuerà a ricordarmi che anche il gesto più semplice può diventare voce, presenza, cambiamento.”

Sofia, nome di fantasia

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