“Ciao, siamo Medici per i Diritti Umani, un gruppo di dottori: se hai qualche problema di salute, chiedi pure.“

Partiamo dalla salute. Dall’urgenza, più o meno impellente, che nessuno ha intercettato. Da una ferita non medicata, un dolore cronico, una tosse che non passa. Da un bisogno che spesso non trova parole, perché non si sa come, dove o a chi rivolgersi.

Il primo passo della cura è l’ascolto. E l’ascolto comincia da una domanda, soprattutto quando, dall’altra parte, la domanda è muta, incomprensibile, incompresa o semplicemente rimasta inascoltata.

Un Camper per i Diritti è un luogo di incontro. Di primi contatti, spesso fugaci, che con il tempo diventano relazioni di fiducia. È uno spazio in cui le storie iniziano a emergere, lentamente.

Con il camper raggiungiamo le zone grigie delle nostre città, quei luoghi di confine che spesso restano invisibili agli occhi di tutti. Luoghi in cui è necessario costruire ponti.

Il camper è uno spazio protetto dove ascoltare, visitare e orientare le persone. Ma la medicina di prossimità continua anche oltre il camper: prosegue a piedi, o in bicicletta, nelle strade e negli spazi della marginalità. Continuiamo a incontrare le persone semplicemente per dire: ci siamo. Perché prendersi cura significa anche esserci.

È così che conosciamo J.. Anni fa un’ustione gli ha compromesso una mano, che da allora tiene nascosta. Tra una medicazione e l’altra parliamo a lungo. Ha viaggiato molto, conosce il mondo senza aver bisogno di internet ed è un punto di riferimento nel quartiere. È curioso, racconta e ci chiede di raccontare.

Questi ponti — tra le periferie e il Servizio Sanitario Nazionale, tra la solitudine e la cura — passano anche attraverso le parole. Parole che portano con sé il peso della responsabilità: quella di rispettare la storia di chi incontriamo e il suo diritto al silenzio.

A volte le parole arrivano come un fiume in piena e raccontano la disillusione di chi aveva immaginato un futuro diverso lontano da casa. Altre volte sono troppo stanche, diffidenti o ferite per riuscire a uscire. In quei momenti i mediatori linguistico-culturali diventano una voce preziosa, capace di dare forma a ciò che i nostri sguardi da soli non riescono a esprimere.

Partiamo dal diritto alla salute per dipanare il gomitolo della sofferenza.

Come accade con I., che incontriamo a Casa Rider durante il progetto La salute del cuore, un programma di prevenzione cardiovascolare pensato per chi non riesce ad accedere all’assistenza sanitaria. Durante lo screening scopriamo che ha la glicemia molto bassa e appare estremamente debilitato. Parlando con lui comprendiamo che ha trovato un posto dove vivere a oltre un’ora di autobus da Firenze, ha perso il lavoro e vive completamente solo.

«Quando sono solo non riesco a mangiare», ci confida.

È in quel momento che ci chiediamo dove finisca il diritto alla salute e dove inizino il diritto all’abitare, al lavoro e a una vita dignitosa. Perché, in realtà, questi diritti non possono essere separati: la salute è anche casa, lavoro, relazioni e dignità.

Noi di Medici per i Diritti Umani siamo impegnati ogni giorno, con la nostra clinica mobile, a raggiungere le persone che vivono ai margini, là dove i diritti rischiano di restare invisibili. Portiamo ascolto, cure, informazioni e orientamento ai servizi e ai diritti, costruendo percorsi di fiducia con chi troppo spesso rimane escluso.

Per continuare a esserci, però, abbiamo bisogno del sostegno di tante persone. Questa campagna nasce proprio per questo: per costruire una comunità di sostenitori che scelga di salire simbolicamente sul Camper insieme a noi e di rendere possibile il nostro lavoro”

Gemma, volontaria medico di Un Camper per i Diritti in Toscana 

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